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Elisabetta Terabust, l'equilibrio della perfezione

Danza
Quando
05/02/2018
Genere
Danza
Una delle colonne del tempio della Danza italiana ed internazionale ci lascia. Elisabetta Terabust, la ballerina e la direttrice di teatro, la professionista maniaca della puntualità esce per sempre di scena.
In questo momento così triste, ci piace ricordare la sacerdotessa del rigore e della perfezione con l'intervista che rilasciò a Gabriella Gori nel 2015 per il magazine Dance&Culture n°5  (da pag.54).

Chi lo desidera potrà porgerle l'ultimo saluto mercoledì 7 febbraio dalle 9.30 alle 13.00 presso la camera ardente allestita  presso la Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma in Via Ozieri 8 (vicino a Piazza Lodi). I funerali si terranno a seguire alle ore 14.30, presso la Basilica di Santa Maria in Montesanto, Piazza del Popolo 18 (nota come la Chiesa degli Artisti), Roma.



Elisabetta Terabust, l'equilibrio della perfezione

di Gabriella Gori

"Sono una maniaca della puntualità. Non ricordo di essere mai stata in ritardo, a meno che non mi sia successo qualcosa, ma ho sempre vissuto con gente che arrivava tardi e ho passato la vita ad aspettare".

Così Elisabetta Terabust, splendida e solare étoile italiana, svela questo aspetto del suo carattere e con signorile semplicità parla di se stessa, arrivata alla soglia dei sessantanove anni - o come dice lei "ormai settanta" - felice di quello che la vita e la danza le hanno dato, piena di interessi e orgogliosa di vedersi dedicato Elisabetta Terabust l'assillo della perfezione. Il volume che ripercorre con dovizia di particolari e accurate ricerche la sua carriera e la sua esistenza, scritto dal ballerino Emanuele Burrafato e pubblicato da Gremese nel 2013.

Un sentito omaggio che consente di constatare il posto di prim'ordine che la Terabust occupa nel mondo della danza italiana e internazionale a cominciare dal 1966, quando diventò prima ballerina del Teatro dell'Opera di Roma. Nominata étoile nel 1972, Elisabetta spicca il volo grazie all'intensa e proficua collaborazione con Roland Petit, all'esperienza decisiva al London Festival Ballet, oggi English National Ballet, ai sodalizi con partners del calibro di Nureyev, Bruhn, Bortoluzzi, Schaufuss, Bart, Dupond. Senza dimenticare gli anni Ottanta con la presenza all'Aterballetto di Amedeo Amodio e gli anni Novanta con la virata verso la direzione artistica di prestigiosi corpi di ballo. Quello dell'Opera di Roma dal 1990 al '92, del Teatro alla Scala dal 1993 al '97, con un ritorno nel 2007, di MaggioDanza dal 2000 al 2002, e del San Carlo di Napoli dal 2002 al 2006.

Elisabetta, come è nata l'idea del libro?
È partita dal Emanuele Burrafato, un ballerino siciliano che ho conosciuto quando dirigevo il Corpo di Ballo del San Carlo di Napoli, di cui faceva parte. Mi chiese se poteva fare una tesi su di me e accettai. Son andata poi alla sua laurea alla Sapienza ed è stato molto commovente. In seguito mi ha proposto di scrivere un libro e devo dire che ne ha avuta di pazienza. Ero parecchio titubante. Alla fine mi sono fidata e sono contenta di questa decisione. Con Emanuele siamo diventati amici, apprezzo tantissimo come ha impostato il lavoro e la sua sensibilità. La titubanza era legata al fatto che con mia sorella e suo marito Mario, fotografo, avevamo pensato di realizzare un libro sulla mia carriera. Morta mia sorella e mio cognato la cosa era rimasta lì. Emanuele lo dice e ha compiuto delle ricerche pazzesche avendo anche a disposizione il materiale della tesi. Nel libro trovo tutto e lo sfoglio con immenso piacere.

Al di là di questo importante tributo cartaceo, chi è oggi Elisabetta Terabust?
Sono una persona felice e me ne rendo conto guardando indietro. Il libro mi ha fatto pensare e trarre un bilancio più che positivo. Ho avuto una vita bellissima e due carriere: una come ballerina e una come direttore per tanti anni in diversi teatri. Ho degli amici straordinari e vivo a Roma. Una città che amo profondamente nonostante i suoi problemi e in un bellissimo quartiere, Campo dei Fiori. Ieri per esempio sono andata al mare per due ore. Ogni tanto faccio delle cose, leggo molto. Vado a periodi. Ce n'è stato uno in cui andavo al cinema in continuazione poi ho rallentato ma sento che devo riprendere questa abitudine. Al momento la lettura è la cosa che mi appassiona di più.

E la danza?
Continuo a dare lezioni quando mi chiamano per gli stages e sono giurata nei concorsi. Tre volte la settimana frequento un centro Pilates meraviglioso a due passi da casa mia dove fanno anche gyrotonic e yoga. In salotto poi ho un grande specchio con una sbarra, che non uso normalmente ma è bello averli e se ho voglia faccio due esercizi.

Che rapporto ha con gli anni che passano?
Ho compiuto sessantanove anni ma dico settanta perché ormai lo sono. Devo dire che non mi rendo conto del tempo che passa e non mi ci soffermo più di tanto. Per fortuna facendo le corna mi sento bene, mi tengo in forma e mi peso tutti i giorni. Questa è un'altra delle mie manie. Lo è sempre stata. Controllo se ingrasso o dimagrisco e se aumento mi limito nel magiare. Credo però che questa ossessione sia dovuta ad una deformazione professionale.

La danza è tiranna. C'è stato posto per l'amore nella sua vita?
Eccome. Ho avuto tanti amori. Erano quasi tutti ballerini e sono state grandi passioni sia sentimentali che artistiche.



Quali sono le persone che hanno inciso di più nella sua carriera?
Le svolte sono state due: la prima con Roland Petit e l'altra con l'English National Ballet che all'epoca si chiamava London Festival Ballet. Questa combinazione è stata determinante. Poi Glen Tetley. Ho ballato veramente di tutto e lavorare con Petit e avere delle coreografie create da lui per me è stato fantastico. Non succede spesso. Per questo guai a chi mi tocca Petit. I suoi balletti sono eccezionali, i personaggi di grande spessore e avendo alle spalle tutto il grande repertorio, che ho interpretato con il London Festival Ballet, ho apprezzato ancora di più la sua geniale creatività. Ricordo che facevamo tanti spettacoli. Lui insieme a Tetley e al Festival Ballet sono le punte di diamante della mia vita di ballerina.

E l'esperienza direttiva romana, milanese, fiorentina e napoletana?
Quando ci penso dico che è stato bellissimo. Sopratutto la prima volta che sono stata alla Scala nel 1993 dopo aver diretto il Corpo di Ballo dell'Opera di Roma. Ho avuto coraggio perché è vero quando dicono che la Scala è la Scala. Da un punto di vista umano quello che più mi è rimasto nel cuore è il periodo che ho trascorso a Napoli. Cinque anni (2002-2006 n.d.r) che non dimenticherò. E poi a me Napoli piace. Mio padre era napoletano, mia sorella pure. C'è il mare e adoro i napoletani. Fino da aprile il lunedì, il nostro giorno di riposo, andavamo a Procida a mangiare sul porticciolo ed era piacevolissimo. A Napoli ho lavorato bene malgrado le difficoltà.

Come giudica il ritorno sulle scene di Alessandra Ferri e l'annunciato ritiro di Sylvie Guillem dopo il tour mondiale?
Benissimo. È una loro esigenza artistica. È chiaro che non vanno in scena per ballare il "Lago dei cigni" ma lavori pensati per loro, adatti alla loro età ed esperienze. Sono andata all'incontro con Alessandra che c'è stato a Roma in occasione della presentazione di un suo spettacolo (Evolution n.d.r). Non la vedevo da tempo e mi ha fatto tanto piacere. Sembra una bambina. Così gracile, sottile, carina. Mi è molto piaciuto quando ha spiegato i motivi che l'hanno spinta a tornare. Semplicemente in lei non si era esaurito il bisogno di ballare. Non sono potuta andare a vedere lo spettacolo perché avevo prenotato un albergo a Gaeta. Ci vado ogni tanto, è vicino e con un’ ora di treno arrivo.

Secondo Lei oggi in Italia ci sono compagnie valide al di fuori dei corpi di ballo?
A dire la verità non ho visto tantissimo di recente. Sono stata ad un concorso a Mantova e sono rimasta favorevolmente sorpresa dalla qualità delle coreografie e dei ballerini, che provenivano anche da scuole private. Quella che seguo di più è la Scuola di ballo del Teatro dell'Opera di Roma, sono stata direttore per tanti anni e tuttora direttrice onoraria. Laura Comi, attuale direttrice, mi invita spesso agli esami e agli spettacoli. Stando a Roma seguo facilmente la stagione di balletti dell'Opera ma mi devo organizzare per andare alla Scala a vedere la Cenerentola di Mauro Bigonzetti. Conosco Mauro fin da giovanissimo, siamo stati insieme all'Aterballetto, mi piace tantissimo. Lo trovo dinamico, fantasioso.

A una ragazzo o a una ragazza che vorrebbero diventare ballerini/e che consiglio darebbe?
Intanto bisogna andare nelle scuole dei tre grandi teatri: Scala, Opera e San Carlo. Questo è poco ma sicuro. Gli allievi cominciano fin da bambini ad andare in palcoscenico ed è altamente formativo. Poi consiglio comunque un'esperienza all'estero per le maggiori opportunità. È una bella gavetta. All'English National hanno la summer, l'autumn e la winter seasons con otto spettacoli a settimana ed è così che si impara davvero. Naturalmente sto parlando del classico, se invece si sceglie il contemporaneo bisogna indirizzarsi verso compagnie del settore. Non dimentichiamoci che in Italia la Scala, l'Opera e il San Carlo sono ottime scuole.

E trasmissioni come Amici aiutano a diventare professionisti?
Da tempo la danza si vede poco ad "Amici". Escono e diventano famosi soprattutto i cantanti. Forse solo Ambeta è l'unica per il balletto ad essere uscita da questa trasmissione. Guardo "Amici" perché la De Filippi è bravissima. E poi c'è Alessandra Celentano, una mia carissima amica, anche lei veramente brava.

C'è qualcosa che Le preme sottolineare?
Vorrei dire ai genitori che bisogna sempre credere nelle passioni dei ragazzi se sono autentiche. Ho avuto la fortuna di avere un padre, una madre e una sorella che hanno fatto di tutto per aiutarmi e seguirmi. Proprio perché ho realizzato quello che volevo non ho mai avuto l'impressione di lavorare, eppure lavoravo e mi pagavano pure. Fare nella vita quello che si ama è un privilegio. Sono nata a Varese per caso. Mio padre e mia madre, che è francese, si trasferirono a Roma e lui, sapendo quale era il mio sogno, andò ad informarsi all'Accademia Nazionale di Danza. Sessant'anni fa all'Accademia si andava tre volte a settimana e a lui, che era un appassionato di balletto, musica, letteratura, sembrano poche per una attività impegnativa come la danza. Così mi iscrisse alla Scuola di ballo dell'Opera di Roma dove si studiava tutti i giorni. Addirittura cambiammo casa e ne prendemmo una vicino alla scuola per permettermi di andare a piedi. I figli vanno assecondati, aiutati e facilitati nelle loro aspirazioni e questo è l'accorato appello che rivolgo ai genitori.